Il profeta non scrive libri ma fa gesti e dice parole, inseparabilmente, che appartengono alla realtà primaria in cui si soffre o si gioisce, si vince o si perde, si vive o si muore, non alla realtà riflessa e secondaria costituita dalle forme liturgiche e sapienziali che rievocano il passato per confortare e rendere accettabile il presente. La parola-gesto, il davàr del profeta, opera con potenza creatrice sulla realtà, come il fiat del primo giorno. […] I verbi al tempo perfetto esprimono l'efficacia della parola profetica mostrandola già realizzata.
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> Sergio Quinzio, Un commento alla Bibbia, 1972
La mitologia greca non è quello che credete voi
3 giorni fa
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