Non ti aspetto più
neanche se quando ritorni
ritornasse un'altra estate.
Non ti aspetto più
è passato molto tempo
le mie stagioni sono già finite.
Non ti aspetto più
e vado via da qui
oltre questo ponte
un altro ponte
e ancora un fiume
e un altro fiume ci sarà.
Non ti aspetto più
e vado via perché
oltre l'orizzonte
un altro mare
e ancora un mare
e un altro amore
ci sarà.
—
> Gianmaria Testa, Non ti aspetto più, da Lampo, 1999
Un mandarino era innamorato di una cortigiana. Sarò vostra — disse lei — solo quando voi avrete passato cento notti ad aspettarmi seduto su uno sgabello, nel mio giardino, sotto la mia finestra. Ma, alla novantanovesima notte, il mandarino si alzò, prese il suo sgabello sotto il braccio e se ne andò.
—
> R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, sv attesa, 1979
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domenica, novembre 23, 2008
domenica, agosto 14, 2005
Oltranza
Ci mancherebbe altro che si dovesse rifare la propria vita (semmai, precisamente, uno attenderebbe a produrre altro e nuovo).
—
> Gianfranco Contini, Breviario di ecdotica [1986]
Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot si guardò indietro e divenne una statua di sale.
—
> Genesi 19,23-26

Orfeo: «È andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. Si intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch'è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com'era prima; che un'altra volta sarebbe finita. Ciò ch'è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avrei attraversato, e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi: "Sia finita" e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d'un topo che si salva.»
—
> Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò. L'inconsolabile [1947]
—
> Gianfranco Contini, Breviario di ecdotica [1986]
Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar, quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore. Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti delle città e la vegetazione del suolo. Ora la moglie di Lot si guardò indietro e divenne una statua di sale.
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> Genesi 19,23-26

Orfeo: «È andata così. Salivamo il sentiero tra il bosco delle ombre. Erano già lontani Cocito, lo Stige, la barca, i lamenti. Si intravvedeva sulle foglie il barlume del cielo. Mi sentivo alle spalle il fruscìo del suo passo. Ma io ero ancora laggiù e avevo addosso quel freddo. Pensavo che un giorno avrei dovuto tornarci, che ciò ch'è stato sarà ancora. Pensavo alla vita con lei, com'era prima; che un'altra volta sarebbe finita. Ciò ch'è stato sarà. Pensavo a quel gelo, a quel vuoto che avrei attraversato, e che lei si portava nelle ossa, nel midollo, nel sangue. Valeva la pena di rivivere ancora? Ci pensai e intravvidi il barlume del giorno. Allora dissi: "Sia finita" e mi voltai. Euridice scomparve come si spegne una candela. Sentii soltanto un cigolìo, come d'un topo che si salva.»
—
> Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò. L'inconsolabile [1947]
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