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domenica, novembre 23, 2008

Misura

Quarantaquattro chilometri al giorno, seduti uno accanto all’altro, era una distanza sufficiente per conoscerci bene, e per ammirarci di sottecchi, scambiarci confidenze, attaccar briga, a volte perfino litigare a gran voce. Tuttavia una specie di istinto ci frenava quando eravamo sul punto di umiliarci a vicenda, o di esprimere troppo i nostri sentimenti. Con un minimo di pudore, e in più un po’ di odio preservato, la nostra amicizia andò consolidandosi; a differenza dell'amore, che tende sempre a straripare, l’amicizia ha bisogno delle sue dighe.
—
> Chiquo Barque, Budapest, 2005

Per troppo fede

Per troppo fede
talor se perigola.

Oimè, ch'Amor m'ha posto
in cotal arzere
onde convienme ognor
lagreme sparzere
so che de doglia
lo mio cor formigola.
—
> Per troppo fede, ballata anonima dal Codice Rossi (XIV secolo)


Lu disiu d'amuri
m'acchiana di lu pettu
comu fumu di braceri
astutati cu l'acqua
e m'affuca.

Chi vonnu
sti pizzi aperti
dintra lu nidu di lu me pettu,
ca puncinu la gaggia pi nèsciri
e si nsanguinanu li testi?

[…]

Dicitimi ca li petri
sunnu amuri
e mi li manciu.
Dicitimi ca li furni
còcino amuri
e mi fazzu nfurnari.

Il desiderio d'amore / mi sale al petto / come fumo di bracieri / spenti con l'acqua / e mi soffoca. // Cosa vogliono / questi becchi aperti / dentro il nido del mio petto, / che pungono la gabbia per uscire / e si insanguinano le teste? […] Ditemi che le pietre / sono amore / ed io le mangio. // Ditemi che i forni / cuociono amore / e mi faccio infornare.
—
> Ignazio Buttitta, Arsura d'amuri, 1963

venerdì, ottobre 06, 2006

Inventio

Chi indovinò, penso, decise e volle
la prima lotta umida d’amore,
quel frullo interiore, strano e folle?
—
> Roberto Piumini, L'amore morale, 2001

Sentivo i denti di Silvia che scoprivo come delle montagne ogni millimetro dove io ero piccolo uno scalatore che le scopriva con la lingua lontano anni luce dal vuoto mostruoso del pensiero di fuori.
Allora dentro di me c’era il profumo l’odore senza passato futuro presente le onde che diventavano grandi del fiato che passava attraverso di noi che non c’eravamo più e io che ero soltanto fiato che entrava nel batticuore che incominciava a scandire i secondi del bacio che diventavano mesi.
Allora c’erano tantissimi mondi si formavano uno dietro l’altro per rinascere subito dopo trascinati altrove dalla saliva di Silvia che assieme a loro mi trascinava a occhi chiusi nel cinema, abbracciandola dentro la sentivo vicina per un istante come non avevo sentito nessuno mai.
Come quando ero piccolissimo quando ero un neonato che non sa niente del mondo lo scopre ogni secondo e tocca il tavolo e sente questo è tavolo pensa questo è legno impara le venature delle cose le superfici da toccare del mondo la consistenza della plastica la morbidezza della lana la presenza impalbabile dell'aria, quando ancora devi conoscere tutto, quando ancora non ti hanno detto che tutto è già stato fatto.
—
> Aldo Nove, Amore mio infinito, 2000

giovedì, aprile 06, 2006

Lontano

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla, oltre te, ad altre cose?
Ah, potessi nasconderla in un angolo
perduto nella tenebra, un estraneo
rifugio silenzioso che non seguiti
a vibrare se vibri il tuo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me, insieme ci prende come un arco
che da due corde un suono solo rende.
Su qual strumento siamo tesi, e quale
violinista ci tiene nella mano?
> Rilke, Canto d'amore, marzo 1907 (Capri)












Dove andare lontano dal tuo spirito,
dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei,
se scendo negli inferi, eccoti.
> Salmo 138